Piante, tradizioni e racconti legati al territorio
Approfondimenti, curiosità e storie che spaziano dalla botanica alle tradizioni rurali, dal folklore locale ai racconti fantasy ispirati a questo territorio. Un percorso tra natura, miti e leggende, dove il sapere pratico del giardino incontra la narrazione.
Troverai articoli sulla coltivazione e la stagionalità accanto a racconti di custodi mistiche e guaritrici, riflessioni sul rapporto tra uomo e natura insieme a viaggi nel misticismo della Tuscia. Un approccio libero, che alterna osservazione diretta, ricerca e immaginazione.
Non solo guide pratiche, ma anche storie da leggere: per chi vuole conoscere, e per chi vuole lasciarsi trasportare.
Sette articoli per pagina, come sette sono i colli, le note, i giorni della creazione. Nella tradizione popolare della Tuscia, il sette scandiva i rituali delle guaritrici e le formule sussurrate sulle soglie. Un numero che chiude un ciclo e ne apre un altro. Anche qui, ogni pagina raccoglie sette storie prima di voltare.
Melissa e rosmarino crescono nella Tuscia senza bisogno di coltivazione. La loro storia in infuso comincia da Avicenna e dai chiostri benedettini: Marco e Livia le bevono da anni perché la melissa calma senza sedare e il rosmarino mantiene vigile senza eccitare.
Tra Viterbo e il casale di Sutri, Livia si muove in un momento di pausa apparente: Carlo è in laboratorio, Marco ed Elisa sono in Scozia, e la quotidianità porta con sé incontri inaspettati, notti inquiete e conversazioni che lasciano più domande di quante ne risolvano.
Essere quello che si è comporta un prezzo, e a volte il conto arriva nei momenti più tranquilli. Livia e Marco fanno i conti con ciò che il loro ruolo costa a chi sta loro vicino, e il territorio, nel frattempo, aspetta di essere ascoltato.
Nella dispensa della Tuscia non si conservano solo erbe e rimedi. Tozzetti alle nocciole dei Cimini, castagnaccio d'autunno, frappe di Carnevale, pangiallo laziale: ogni stagione porta le sue preparazioni, legate al forno, alla frutta del bosco e al ritmo dell'anno contadino.
Una mattina di aprile al casale del Poggio qualcosa si incrina: Marco è irraggiungibile, Elisa agisce d'istinto. Poi è la notte di Livia nel bosco, con una presenza che non appartiene al suo tempo. Il pigmento blu sulle guance di Marco inizia a parlare.
Elisa fotografa il bosco al casale dei Gelsi e Gianni ne è felice. Marco e Livia arrivano, la giornata ha inizio tra lavori di restauro e riparazioni. Qualcosa di nuovo sta nascendo portando il sorriso.
Dalla lettera Coll dell'ogham irlandese alla bacchetta da rabdomante di Agricola (1556), il nocciolo percorre secoli di tradizione europea come albero di confine: né sacro per potenza né per protezione, ma per mediazione, tra il visibile e l'invisibile, nei boschi della Tuscia come altrove.