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Piante, tradizioni e racconti legati al territorio

🐞 Le coccinelle: predatori in rosso e nero

Ciclo vitale, predazione e ruolo ecologico dei Coccinellidi

Giadinaggio
Data inserimento: 22/07/2026

🐞 L’insetto che piace a tutti

Coccinelle in accoppiamento in una colonia di Afidi dell'Oleandro. Pochi insetti godono della stessa simpatia riservata alle coccinelle. Sono piccole, colorate e considerate portatrici di fortuna. Anche chi normalmente scaccia qualsiasi cosa abbia sei zampe tende a lasciarle tranquille.

La natura, però, non le ha create per essere graziose.

Le coccinelle appartengono alla famiglia dei Coccinellidi, un gruppo di Coleotteri diffuso in gran parte del mondo e composto da migliaia di specie. Non sono tutte rosse, non hanno tutte i punti neri e, soprattutto, non sono tutte uguali.

Le dimensioni possono variare da pochi millimetri a oltre un centimetro. Alcune specie hanno colori vivaci e facilmente riconoscibili, altre sono scure, marroni o quasi prive di disegni evidenti.

Anche l’alimentazione cambia.

Molte delle specie più conosciute sono predatrici di afidi, cocciniglie, acari e altri piccoli invertebrati, ma esistono anche coccinelle che si nutrono prevalentemente di funghi e altre che consumano tessuti vegetali.

Dietro il piccolo insetto rosso e nero che tutti crediamo di conoscere si nasconde, quindi, una famiglia molto più numerosa e complessa.

🐞 I punti non indicano l’età

Una delle credenze più diffuse sulle coccinelle sostiene che il numero dei punti presenti sul dorso corrisponda agli anni di vita, ma non è così.

Il numero, la forma e la disposizione delle macchie dipendono principalmente dalla specie e, in alcuni casi, dalla forma cromatica del singolo individuo.

La comune coccinella a sette punti, Coccinella septempunctata, deve il proprio nome alle sette macchie nere presenti sulle elitre, mentre Adalia bipunctata è conosciuta come coccinella dai due punti. Sarebbe facile pensare che basti contarli per identificare una specie, ma la realtà è più interessante: Adalia bipunctata può presentarsi nella forma più conosciuta, rossa con due punti neri, oppure con elitre prevalentemente nere e macchie rosse.

Questa variabilità, conosciuta come polimorfismo cromatico, dimostra quanto possa essere ingannevole affidarsi soltanto all'aspetto esteriore. Di certo, il numero dei punti non indica l'età: una coccinella non ne guadagna di nuovi invecchiando.

🐞 Una vita molto diversa da quella che immaginiamo

Coccinella in pupa nelle prime fasi del ciclo vitale su una foglia di oleandro La coccinella che cammina sulle foglie è il risultato finale di una trasformazione che comincia con piccole uova deposte sulla vegetazione. Nelle specie che si nutrono di afidi, la scelta del luogo non è casuale: la presenza di colonie nelle vicinanze offre alle future larve la possibilità di trovare rapidamente il cibo necessario alla crescita.

Alla schiusa, però, dalle uova non esce nulla che ricordi il piccolo coleottero colorato che tutti conosciamo. La larva ha un corpo allungato, è molto mobile e si dedica presto alla ricerca delle prede. La crescita avviene di norma attraverso quattro stadi larvali separati da successive mute, durante i quali aumenta progressivamente anche il bisogno di alimentarsi.

Terminato lo sviluppo, il cambiamento diventa ancora più evidente. La larva, fino a quel momento continuamente impegnata a spostarsi e cacciare, si fissa alla vegetazione e si trasforma in pupa. All’esterno sembra quasi immobile, ma è proprio durante questa fase che assume la struttura dell’insetto adulto.

Quando emerge dalla pupa, la trasformazione non è ancora completamente visibile. Le elitre sono inizialmente chiare e prive della colorazione definitiva; soltanto con il progressivo indurimento dell’esoscheletro compaiono i colori e i disegni caratteristici.

Per buona parte della propria vita, quindi, una coccinella non assomiglia affatto a una coccinella. Ed è proprio questa distanza tra larva, pupa e adulto a causare uno degli errori più comuni nei giardini: eliminare un animale sconosciuto senza sapere che, qualche tempo dopo, sarebbe diventato proprio uno dei predatori che avremmo voluto proteggere.

🐞 Cacciatori di afidi

Coccinella su una foglia durante la masticazione di afidi Una colonia di afidi rappresenta una grande concentrazione di cibo, ma per sfruttarla una coccinella deve prima trovarla. La ricerca avviene muovendosi sulla vegetazione e utilizzando diversi segnali provenienti dalle prede e dalle piante attaccate. Una volta raggiunta la colonia, il predatore può restare nell’area finché la disponibilità di cibo rende conveniente continuare la caccia.

Nelle specie afidofaghe la predazione comincia già durante lo stadio larvale. Le giovani larve consumano meno prede, ma il fabbisogno aumenta rapidamente con la crescita. Negli ultimi stadi larvali la quantità di afidi catturati può diventare considerevole, perché l’animale deve accumulare le risorse necessarie a completare lo sviluppo e raggiungere la fase di pupa. Anche gli adulti continuano a cacciare, utilizzando le colonie sia come fonte di alimento sia come possibili luoghi nei quali riprodursi.

La presenza di molti afidi, però, non provoca automaticamente un aumento immediato delle coccinelle. Predatori e prede si muovono con tempi diversi. Gli afidi possono moltiplicarsi rapidamente e costruire colonie numerose prima che i predatori riescano a raggiungerle o a riprodursi. Quando le coccinelle aumentano e la pressione predatoria diventa più forte, la colonia può ridursi fino a rendere quello stesso luogo poco conveniente per i predatori.

Anche gli afidi contribuiscono a rendere questo rapporto meno lineare. Quando vengono attaccati possono allontanarsi, lasciarsi cadere dalla pianta e, in alcune specie, produrre segnali di allarme capaci di modificare il comportamento degli altri individui della colonia.

Il rapporto tra coccinelle e afidi non è quindi quello tra un animale utile e un parassita in attesa di essere eliminato. È una relazione continuamente modificata dalla quantità di prede, dalla presenza dei predatori e dalla capacità di entrambi di reagire ai cambiamenti.

Ed è proprio questa instabilità a permettere, in determinate condizioni, la permanenza di entrambi nello stesso ambiente.

🐞 Le formiche nel mezzo

La presenza degli afidi può attirare le coccinelle, ma sulle piante infestate è frequente trovare anche un altro animale interessato alla colonia: le formiche. A differenza dei predatori, però, non sono arrivate per mangiare gli afidi.

La linfa vegetale di cui gli afidi si nutrono contiene una grande quantità di zuccheri rispetto alle sostanze azotate necessarie alla loro crescita. Per ottenere i nutrienti di cui hanno bisogno devono quindi assorbirne grandi quantità ed eliminare l’eccesso sotto forma di melata, una sostanza zuccherina che diventa una preziosa fonte di alimento per le formiche.

In alcune specie il rapporto può diventare molto stretto. Le formiche frequentano regolarmente le colonie, raccolgono la melata e reagiscono alla presenza degli animali che minacciano gli afidi. Una coccinella che raggiunge una pianta infestata può quindi trovarsi davanti non soltanto delle prede, ma anche un sistema di difesa capace di ostacolarne la caccia.

Le formiche possono avvicinarsi al predatore, disturbarlo ripetutamente e costringerlo ad allontanarsi. La loro presenza può ridurre l’efficacia delle coccinelle e degli altri nemici naturali degli afidi, favorendo indirettamente la crescita delle colonie dalle quali ricavano la melata.

Questo rapporto non trasforma però afidi e formiche in alleati inseparabili. La relazione varia tra le specie e secondo le condizioni ambientali, la disponibilità di altre fonti alimentari e la convenienza che entrambi gli animali ricavano dalla presenza dell’altro.

Su una pianta colonizzata dagli afidi si incontrano così due forze opposte. Da una parte i predatori esercitano una pressione che tende a ridurne il numero; dall’altra le formiche possono ostacolare quella stessa predazione perché la sopravvivenza della colonia garantisce loro una fonte di cibo.

La quantità di afidi presenti sulla pianta dipende anche dall’equilibrio tra queste pressioni. Per questo osservare numerose formiche attorno a una colonia non è un dettaglio secondario: può spiegare perché gli afidi continuino a prosperare nonostante la presenza dei loro predatori.

🐞 Essere colorati può salvare la vita

I colori delle coccinelle sono una delle ragioni della loro popolarità, ma per l’animale hanno una funzione molto diversa. Le combinazioni di rosso, arancione, giallo e nero possono rappresentare un segnale di avvertimento rivolto ai potenziali predatori.

Questo sistema prende il nome di aposematismo e si basa sulla possibilità di associare un aspetto facilmente riconoscibile a un’esperienza negativa. Un animale che tenta di mangiare una coccinella e incontra sostanze sgradevoli può imparare a evitare, negli incontri successivi, prede con caratteristiche simili.

La colorazione, quindi, non costituisce una difesa isolata. Il segnale funziona perché dietro l’avvertimento esiste qualcosa di concreto.

Quando viene disturbata, una coccinella può mettere in atto il sanguinamento riflesso, facendo fuoriuscire dalle articolazioni delle zampe gocce di emolinfa. Il liquido contiene sostanze difensive, tra cui alcaloidi, che possono risultare sgradevoli o tossiche per diversi predatori.

La perdita di emolinfa ha un costo per l’animale, ma può evitare un danno molto maggiore. Il predatore si trova davanti una preda dal sapore sgradevole e può interrompere l’attacco prima di ucciderla.

È proprio l’associazione tra un segnale visivo evidente e una difesa chimica reale a rendere efficace il sistema. I colori permettono al predatore di riconoscere la coccinella prima dell’attacco; l’esperienza negativa gli insegna perché, la volta successiva, potrebbe essere conveniente lasciarla stare.

Le differenze di colore tra specie e individui rendono il fenomeno ancora più interessante. Studi sulle coccinelle hanno mostrato che l’intensità della colorazione può essere collegata alla quantità e alla composizione delle sostanze difensive, anche se il rapporto varia secondo la specie.

Il piccolo coleottero rosso e nero che cammina senza nascondersi sulle foglie, quindi, non sta necessariamente contando sulla fortuna. Essere facilmente visibile può essere parte della sua strategia di sopravvivenza.

🐞 Quando manca il cibo

Una grande colonia di afidi può concentrare numerose coccinelle nello stesso spazio. Gli adulti trovano abbondanza di prede, le femmine possono deporre le uova nelle vicinanze e le larve che nascono hanno a disposizione il cibo necessario per completare lo sviluppo.

Questa situazione, però, contiene già le condizioni che possono portare alla sua fine.

L’aumento dei predatori esercita una pressione crescente sulla colonia. Gli afidi vengono consumati mentre le larve continuano a svilupparsi e ad aumentare il proprio fabbisogno alimentare. Se le prede diminuiscono abbastanza rapidamente, nello stesso luogo possono rimanere molte coccinelle e sempre meno cibo da dividere.

Gli adulti hanno una possibilità che le larve non possiedono: possono volare via e cercare altrove condizioni migliori. Per gli individui ancora in fase di sviluppo, invece, la situazione è più difficile. Devono completare la crescita utilizzando le risorse disponibili nello spazio che riescono a raggiungere.

È in queste condizioni che la competizione può diventare particolarmente intensa e che uova e giovani larve possono trasformarsi da concorrenti in risorse alimentari. Il cannibalismo permette a un individuo di ottenere energia e nutrienti quando le prede abituali scarseggiano, eliminando contemporaneamente un possibile competitore.

Il fenomeno può verificarsi anche prima che gli afidi siano completamente esauriti. Le uova sono immobili, prive di difese efficaci e rappresentano una fonte concentrata di nutrienti facilmente accessibile. Una larva che incontra una covata non deve inseguirla né catturarla.

La deposizione delle uova vicino alle colonie di afidi presenta quindi un evidente vantaggio, ma anche un rischio. La femmina colloca la futura generazione vicino al cibo, nello stesso ambiente in cui possono trovarsi altre larve e adulti attratti dalla medesima risorsa.

L’abbondanza che permette a una popolazione di crescere può così trasformarsi progressivamente in competizione. Quando gli afidi diminuiscono, le coccinelle non smettono semplicemente di mangiare: si spostano, competono e, in determinate condizioni, possono rivolgere la predazione verso individui della propria specie o di altre specie di coccinelle.

🐞 L’inverno delle coccinelle

Per una coccinella l’arrivo dell’inverno comporta due problemi contemporaneamente: le basse temperature riducono la possibilità di mantenersi attiva e molte delle prede dalle quali dipende durante la stagione favorevole diventano scarse o difficili da trovare.

La risposta di molte specie non consiste nel continuare a cercare cibo, ma nel ridurre drasticamente l’attività e attendere il ritorno di condizioni migliori. Gli adulti entrano in una fase di quiescenza o diapausa e cercano luoghi nei quali temperatura e umidità rimangano sufficientemente stabili da permettere loro di sopravvivere per mesi consumando lentamente le riserve accumulate.

La scelta del rifugio diventa quindi fondamentale. Una fessura nella corteccia, lo spazio sotto una pietra o uno strato di vegetazione possono offrire condizioni molto diverse dall’ambiente esterno. Non si tratta semplicemente di nascondersi dal freddo: un riparo troppo umido, troppo esposto o soggetto a forti variazioni di temperatura può compromettere la sopravvivenza dell’animale prima della primavera.

Alcune specie affrontano questo periodo riunendosi in gruppi che possono comprendere numerosi individui. In alcune specie, le aggregazioni non sono incontri casuali: le coccinelle possono raggiungere gli stessi luoghi di svernamento seguendo segnali ambientali e chimici, concentrandosi anno dopo anno in aree particolarmente favorevoli.

Durante questi mesi l’immobilità non significa che il tempo abbia smesso di agire. Ogni individuo deve sopravvivere utilizzando le proprie riserve, evitando la disidratazione, l’eccesso di umidità e le temperature estreme. Arrivare alla primavera significa aver superato una lunga selezione nella quale non tutti gli adulti riescono a sopravvivere.

Quando le temperature aumentano, gli individui che hanno superato l’inverno tornano progressivamente attivi e abbandonano i rifugi alla ricerca di cibo e luoghi adatti alla riproduzione. Le coccinelle che ricompaiono sulle piante in primavera possono quindi essere gli stessi adulti che, mesi prima, avevano lasciato la vegetazione per cercare un luogo nel quale sopravvivere all’inverno.

Da questo punto di vista, anche la gestione del giardino assume un significato diverso. Eliminare sistematicamente foglie, vegetazione secca, cortecce e ogni possibile cavità non significa soltanto renderlo più ordinato: significa ridurre la quantità di microambienti nei quali molti piccoli animali possono superare la stagione sfavorevole.

Un giardino capace di ospitare le coccinelle in primavera deve offrire loro anche un posto nel quale arrivare vive alla fine dell’inverno.

🐞 La lotta biologica non è un insetticida

Liberare delle coccinelle su una pianta infestata dagli afidi può sembrare la forma più semplice di lotta biologica: si individua il problema, si introduce il predatore e si attende che faccia il proprio lavoro. È un’immagine intuitiva, ma nasce dallo stesso modo di pensare utilizzato per un trattamento chimico, sostituendo semplicemente il principio attivo con un animale.

La differenza è sostanziale.

Un insetticida agisce dove viene distribuito secondo le caratteristiche della sostanza utilizzata. Una coccinella, invece, entra in un ambiente, ne valuta continuamente le condizioni e reagisce a ciò che trova. Può iniziare immediatamente a cacciare, spostarsi su una pianta vicina o prendere il volo pochi minuti dopo essere stata liberata.

La quantità di afidi è soltanto uno degli elementi che influenzano il risultato. Una colonia abbondante può fornire cibo, ma la presenza di formiche può ostacolare la predazione. Le temperature, il vento e le precipitazioni possono modificare l’attività degli insetti. La struttura della vegetazione può offrire superfici adatte alla caccia, alla deposizione delle uova e alla trasformazione in pupa oppure rendere più difficile la permanenza dei predatori.

Per questo liberare coccinelle e favorire una popolazione stabile di coccinelle sono due cose molto diverse.

Nel primo caso si aggiungono temporaneamente degli individui a un ambiente. Nel secondo devono esistere le condizioni perché possano alimentarsi, riprodursi, completare il ciclo vitale e, quando le risorse diminuiscono, trovare altre possibilità nello spazio circostante.

Anche il risultato atteso cambia. Un trattamento contro gli afidi viene normalmente valutato in base alla capacità di eliminarli o ridurli rapidamente. Un predatore entra invece in una relazione dinamica con le proprie prede. Se gli afidi diminuiscono, diminuisce anche la risorsa che aveva attirato e sostenuto le coccinelle. Gli adulti possono disperdersi, la deposizione delle uova può ridursi e il numero dei predatori cambiare nuovamente.

L’obiettivo della lotta biologica non è quindi sostituire una sostanza capace di uccidere gli afidi con un animale capace di mangiarli. Significa utilizzare e favorire rapporti ecologici che limitino la crescita delle popolazioni dannose senza pretendere di controllare ogni organismo presente.

La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente il modo di osservare il risultato. La presenza di alcuni afidi non dimostra necessariamente che il sistema abbia fallito, così come la scomparsa delle coccinelle introdotte non significa automaticamente che non abbiano avuto alcun effetto.

Un insetticida deve restare dove viene applicato e svolgere l’azione prevista. Una coccinella deve trovare un motivo per restare.

🐞 Quando una coccinella diventa un problema

La lotta biologica si basa sull’utilizzo di organismi viventi e proprio per questo può produrre conseguenze molto diverse da quelle previste. Uno degli esempi più conosciuti è quello di Harmonia axyridis, la coccinella asiatica, una specie originaria dell’Asia orientale oggi diffusa in gran parte del mondo.

È una coccinella di dimensioni medio-grandi e dall’aspetto estremamente variabile. Le elitre possono essere gialle, arancioni, rosse o nere e presentare un numero molto diverso di macchie. Questa variabilità rende talvolta difficile riconoscerla, anche se molti individui mostrano sul pronoto chiaro, tra la testa e le elitre, un caratteristico disegno scuro che può ricordare una M o una W.

La sua storia fuori dal continente di origine comincia proprio con la lotta biologica. Harmonia axyridis è un’efficiente predatrice di afidi e altri piccoli invertebrati e, per questa ragione, è stata introdotta in diversi Paesi per proteggere le coltivazioni. La scelta sembrava avere solide ragioni: una coccinella vorace, capace di riprodursi rapidamente e di adattarsi ad ambienti differenti rappresentava un possibile strumento contro le infestazioni.

Le stesse caratteristiche che la rendevano interessante per l’agricoltura hanno però favorito la sua diffusione al di fuori degli ambienti nei quali era stata liberata. Harmonia axyridis non si è limitata a predare gli insetti per i quali era stata introdotta, ma ha iniziato a espandersi autonomamente, formando popolazioni stabili e colonizzando nuovi territori.

Il suo successo dipende anche dalla capacità di utilizzare risorse alimentari differenti. Quando gli afidi diminuiscono, può nutrirsi di altre prede e arrivare a consumare uova e larve di altre specie di coccinelle. Entra così in competizione con i predatori autoctoni non soltanto sottraendo loro il cibo, ma anche attraverso la predazione diretta.

Questo comportamento prende il nome di predazione intraguild: specie che occupano un ruolo ecologico simile e utilizzano le stesse risorse possono diventare, allo stesso tempo, concorrenti e prede. In un ambiente colonizzato dalla coccinella asiatica, quindi, le specie autoctone possono trovarsi a competere con un predatore molto adattabile che, in determinate condizioni, può anche nutrirsi delle loro uova e delle loro larve.

La capacità di adattamento di Harmonia axyridis emerge anche quando arriva la stagione fredda. Gli adulti possono riunirsi in gruppi molto numerosi e utilizzare gli edifici come luoghi di svernamento, entrando nelle abitazioni attraverso fessure e aperture. In alcune zone del mondo queste aggregazioni sono diventate uno degli aspetti più visibili della diffusione della specie.

Oggi la coccinella asiatica è presente anche in Italia e fa ormai parte della fauna con cui le specie autoctone devono confrontarsi. La sua diffusione mostra quanto sia difficile prevedere gli effetti a lungo termine dell’introduzione di un organismo in un ambiente diverso da quello di origine.

Un predatore non entra infatti in relazione soltanto con la specie che dovrebbe controllare. Trova nuove prede, nuovi concorrenti, nuovi rifugi e nuove possibilità di riproduzione. Se riesce ad adattarsi, comincia a occupare uno spazio proprio all’interno dell’ecosistema e a modificarne gli equilibri.

È questo il paradosso della Harmonia axyridis: le caratteristiche che l’hanno resa un’efficace alleata nella lotta contro gli afidi sono le stesse che hanno contribuito a trasformarla in una delle coccinelle invasive più diffuse al mondo.

🐞 Un esperimento in giardino

Anche quest'anno, come tutti gli anni, gli oleandri del giardino e del circondario hanno evidenziato una consistente presenza di colonie di Aphis nerii, il caratteristico afide giallo dell’oleandro. La specie è facilmente riconoscibile per il colore giallo intenso del corpo e per le zampe, le antenne e i sifoni scuri; se vista di sfuggita, una colonia può apparire come una manciata di crusca buttata sulle piante.

La situazione poteva essere ignorata, come ogni stagione, procedendo con semplici lavaggi per ridurne il numero, ma l’abbondanza di Aphis nerii sugli oleandri offriva la possibilità di provare un intervento diverso: introdurre alcuni esemplari adulti di Adalia bipunctata insieme ad alcune larve e osservare cosa sarebbe accaduto.

L’obiettivo non era eliminare completamente gli afidi presenti, né avrebbe avuto senso tentare di farlo; l’intervento mirava a ridurre il numero di afidi, mantenendo tuttavia una popolazione stabile in coesistenza con le coccinelle autoctone della fauna europea e, soprattutto, a capire se gli esemplari liberati avrebbero trovato nel giardino condizioni sufficienti per insediarsi.

A fine giugno, un po' tardi, le coccinelle sono state distribuite sull’oleandro maggiormente infestato, dove alcune hanno preso il volo quasi immediatamente, dimostrando fin dall’inizio quanto sia difficile considerare un animale vivente alla stregua di un trattamento applicato su una pianta. Altre hanno iniziato a esplorare la vegetazione e, nelle ore successive, sono stati osservati anche alcuni accoppiamenti.

Nel corso della notte dell'inserimento il meteo ha cambiato completamente le condizioni: il periodo estivo è purtroppo noto per i potenti rovesci. Per diverse ore il giardino è stato colpito da pioggia intensa, vento teso e grandine. Gli oleandri hanno perso numerosi fiori, parte delle colonie di Aphis nerii è stata dilavata e degli esemplari introdotti non era più possibile conoscere la sorte.

Il temporale aveva cancellato qualsiasi possibilità di osservare una situazione controllata, ma aveva reso più interessante ciò che sarebbe accaduto dopo. Le coccinelle avrebbero abbandonato il giardino, sarebbero sopravvissute al maltempo oppure si sarebbero semplicemente disperse tra la vegetazione?

Per quanto in numero esiguo, la mattina dopo il temporale ci ha presentato una sorpresa: alcuni esemplari di Adalia bipunctata erano ancora presenti e impegnati sulle colonie di afidi rimaste, continuando anche ad accoppiarsi.

L’osservazione ha poi cominciato a mostrare qualcosa che andava oltre il semplice destino delle coccinelle liberate. Sulla vegetazione sono comparse alcune pupe di coccinella, di cui non possiamo sapere con certezza la specie né collegarle alle larve introdotte, anche se i tempi lo fanno pensare; comunque la loro presenza indica che almeno alcune larve avevano trovato nel giardino le condizioni necessarie per arrivare alla fase finale dello sviluppo.

Contestualmente hanno fatto la loro comparsa esemplari di Coccinella septempunctata, la comune coccinella a sette punti, arrivate spontaneamente e non facenti parte degli esemplari introdotti.

Le colonie di Aphis nerii non sono scomparse e le formiche continuavano a frequentarle in cerca di melata, mostrando anche comportamenti aggressivi verso le coccinelle, rincorrendole per allontanarle. I vari eventi non hanno trasformato il giardino in un ambiente liberato dagli afidi, ma hanno mostrato un territorio dinamico di prede, predatori introdotti, predatori arrivati spontaneamente e individui in diverse fasi del ciclo vitale.

A quel punto l'elemento di maggiore interesse non è più l'aspetto numerico, ma la continuità e l’evoluzione del microecosistema, con l'azione del clima, la disponibilità di diverse specie di afidi, le formiche e l’arrivo spontaneo di altri predatori, tra cui le coccinelle.