🌿 Dal giardino alla Tuscia

Piante, tradizioni e racconti legati al territorio

🌙 La Luna, Diana e il Sapere delle Donne

Quando seminare "a luna giusta" non era superstizione, ma conoscenza tramandata

Storia e Misticismo
Data inserimento: 06/02/2026

🌙 Un nome che riannoda fili antichi

Donna sotto la luna raccoglie erbe medicinali

Abito a Colle Diana, un centro residenziale nato negli anni '60 tra Sutri e Ronciglione. Il nome non viene da un antico santuario — venne scelto perché la collina era un "beccacceto", zona di caccia, e Diana era la dea della caccia. Ma Diana era anche dea della luna, protettrice delle donne nei parti, signora dei boschi e delle erbe. Ogni volta che passo davanti alla statua all'ingresso, mi chiedo se chi scelse quel nome sapesse quanti fili stava inconsapevolmente riannodando.

A pochi chilometri da qui, sul lago di Nemi, sorgeva uno dei santuari più importanti dell'Italia antica: il tempio di Diana Nemorensis, Diana dei boschi. Le sacerdotesse di quel luogo conoscevano le erbe, assistevano le partorienti, osservavano i cicli lunari. Un sapere femminile che sarebbe sopravvissuto per millenni — nascosto, sussurrato, talvolta perseguitato.

🌙 Dal tempio alla chiesa: Diana diventa Maria

La cristianizzazione dell'Italia centrale non cancellò i culti antichi: li trasformò. Dove sorgevano santuari dedicati a divinità femminili legate alla fertilità e alla natura, spesso furono edificate chiese dedicate alla Madonna. Non fu un caso, ma una strategia deliberata.

Diana era vergine e madre insieme — vergine perché non sottomessa a nessun uomo, madre perché proteggeva le partorienti e i neonati. Maria ereditò entrambi gli attributi. Diana era signora della luna — e la Madonna viene spesso raffigurata con la luna sotto i piedi, come nell'iconografia dell'Immacolata Concezione. Diana proteggeva i viaggiatori nei boschi — e innumerevoli cappelle rurali dedicate alla Madonna sorsero lungo i sentieri e agli incroci, negli stessi luoghi dove prima si lasciavano offerte alla dea.

Nella Tuscia questo passaggio è visibile. Il Mitreo di Sutri, scavato nel tufo in epoca romana per il culto del dio Mitra, divenne la chiesa della Madonna del Parto — e il nome stesso tradisce la continuità con culti legati alla nascita e alla fertilità. Le vie cave, quei profondi corridoi scavati nella roccia che attraversano il territorio, erano considerate luoghi sacri già in epoca etrusca; nel Medioevo divennero processioni per rogazioni e benedizioni dei campi, ma la sacralità del percorso rimase intatta.

Le feste agrarie seguirono lo stesso destino. I falò del solstizio d'inverno, accesi per "aiutare" il sole a riprendere forza, divennero i fuochi di Sant'Antonio Abate il 17 gennaio — una tradizione ancora viva nella Tuscia, dove i "focaroni" illuminano le piazze e si benedicono gli animali. La notte di San Giovanni, il 24 giugno, pochi giorni dopo il solstizio d'estate, mantenne il suo carattere magico: era la notte in cui si raccoglievano le erbe più potenti, si preparava l'acqua di San Giovanni con fiori e piante profumate, si accendevano fuochi per proteggere i raccolti. La Chiesa non abolì questi riti — li battezzò.

Ma qualcosa si perse nella traduzione. I culti precristiani riconoscevano il femminile come principio attivo, potente, autonomo. Diana cacciava, comandava, sceglieva. Le sacerdotesse officiavano riti, custodivano saperi, esercitavano autorità. Con il cristianesimo, il femminile sacro divenne passivo, sottomesso, intercessore presso un dio maschio. Le donne che continuarono a esercitare i vecchi saperi — le guaritrici, le levatrici, le "donne che sanno" — si trovarono in una posizione sempre più precaria: tollerate finché utili, sospette sempre, perseguitate quando faceva comodo.

🌙 Il calendario lunare: un sistema di conoscenze

Il calendario agricolo lunare non era una semplice superstizione ma un sistema complesso di osservazioni empiriche tramandate per generazioni. Nella Tuscia come nel resto dell'Italia rurale, ogni fase lunare aveva le sue prescrizioni.

Luna nuova (novilunio)

Giorni di pausa e preparazione. Non si semina, non si trapianta, non si innesta. La tradizione dice che la terra "riposa" come riposa il cielo senza luce. È il momento per riparare gli attrezzi, pulire i canali di irrigazione, preparare il terreno. Alcuni contadini evitavano persino di potare, temendo che le piante non avessero la forza di cicatrizzare.

Luna crescente (dal novilunio al plenilunio)

La luna "cresce" e "tira verso l'alto". È il tempo delle semine per tutto ciò che deve svilupparsi fuori terra:

  • Ortaggi da frutto: pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, cetrioli, fagioli, piselli, fave
  • Ortaggi da foglia: insalate, spinaci, bietole, cavoli, verze
  • Cereali: grano, orzo, farro, mais
  • Aromatiche: basilico, prezzemolo, salvia (la parte aerea è quella che interessa)

Con luna crescente si innestano gli alberi da frutto — la linfa è in movimento ascendente e favorisce l'attecchimento. Si raccoglie la frutta destinata alla conservazione: le mele e le pere colte in questa fase, dicevano, si mantenevano più a lungo. Nella Tuscia, la vendemmia per i vini bianchi da bere giovani si preferiva in luna crescente.

Luna piena (plenilunio)

Il momento di massima energia. La tradizione attribuisce alla luna piena un potere di amplificazione: tutto ciò che si raccoglie in questi giorni avrebbe maggiore forza.

È il tempo della raccolta delle erbe medicinali. L'iperico, la lavanda, il rosmarino, la melissa, il timo — colti a luna piena avrebbero la massima concentrazione di principi attivi. Le guaritrici uscivano di notte o all'alba per raccogliere le piante, quando la rugiada era ancora sulle foglie e la luna appena tramontata.

Ma la luna piena era anche tempo di cautela. Non si imbottigliava il vino (rischierebbe di rifermentare), non si tagliava la legna da costruzione (troppa linfa, marcisce prima), non si macellavano animali (la carne si conserverebbe male).

Luna calante (dal plenilunio al novilunio)

La luna "cala" e "spinge verso il basso". È il tempo di tutto ciò che deve svilupparsi sotto terra:

  • Ortaggi da radice e tubero: carote, rape, barbabietole, ravanelli, patate, cipolle, aglio, scalogno
  • Bulbi da fiore: tulipani, narcisi, giacinti, da piantare in autunno

Con luna calante si pota — la linfa scende, le ferite cicatrizzano meglio, la pianta subisce meno stress. I noccioleti dell'Agro Sutrino, così importanti per l'economia locale, venivano potati rigorosamente in questa fase. Si abbattono gli alberi da legname: il legno tagliato con luna calante, dicevano, non viene attaccato dai tarli.

È anche il momento per imbottigliare il vino (resterà "fermo", senza rifermentazioni), per travasare l'olio, per fare conserve e marmellate. La cenere del camino, accumulata durante l'inverno, si spargeva nei campi preferibilmente in luna calante prima delle semine primaverili.

I giorni critici

Oltre alle fasi, la tradizione identificava giorni specifici da evitare per qualsiasi lavoro importante:

  • Martedì: giorno di Marte, dio della guerra e della discordia
  • Venerdì: giorno della Passione di Cristo (nella tradizione cristiana) ma anche di Venere, associato all'instabilità
  • I giorni del cambio di luna: le 24 ore prima e dopo il novilunio e il plenilunio erano considerate instabili

"Né di Venere né di Marte non si sposa e non si parte" — il proverbio valeva anche per semine e raccolti.

🌙 Le donne che "sapevano": erbe, luna e sapere perseguitato

Il calendario lunare agricolo era patrimonio comune, maschile e femminile. Ma esisteva un sapere lunare specificamente femminile, più nascosto, più delicato, più pericoloso da possedere: quello delle erbe medicinali.

Le guaritrici — chiamate anche "donne di virtù", "herbarie", o semplicemente "quelle che sanno" — conoscevano le piante e i loro usi. Non per magia, ma per osservazione tramandata. Sapevano che la corteccia di salice calmava la febbre (contiene acido salicilico, il principio dell'aspirina). Che la malva ammorbidiva le infiammazioni. Che il finocchio aiutava la digestione e la montata lattea. Che l'artemisia regolava i cicli mestruali — e, in dosi eccessive, poteva interromperli.

Questo sapere seguiva la luna con precisione:

Erbe raccolte a luna crescente — quelle di cui si usavano fiori e foglie, la parte aerea:

  • Iperico (erba di San Giovanni): per le ferite, le ustioni, la malinconia
  • Lavanda: calmante, antisettica, contro i parassiti
  • Melissa: per l'ansia, i disturbi digestivi, le palpitazioni
  • Rosmarino: tonico, digestivo, per la memoria
  • Salvia: per le infiammazioni della bocca, i sudori notturni, i disturbi mestruali

Erbe raccolte a luna calante — quelle di cui si usavano radici e bulbi:

  • Valeriana: la radice sedativa per l'insonnia e l'agitazione
  • Genziana: la radice amara per i disturbi digestivi
  • Aglio: il bulbo antisettico, vermifugo, protettivo

Erbe raccolte a luna piena — quelle che richiedevano la massima potenza:

  • Artemisia (erba di Diana): per i disturbi femminili, raccolta nella notte di luna piena di agosto
  • Ruta: protettiva, ma anche pericolosa — abortiva ad alte dosi

La raccolta aveva regole precise. Si usciva all'alba, prima che il sole asciugasse la rugiada. O di notte, alla luce della luna, per le erbe più potenti. Si raccoglieva in silenzio, talvolta mormorando formule che erano insieme preghiere e mnemoniche per ricordare dosi e preparazioni. Si usavano coltelli che non fossero di ferro — il ferro, si diceva, "tagliava" il potere delle piante.

Queste donne erano preziose per le comunità. Curavano quando non c'erano medici (e i medici costavano, e spesso facevano più danni delle guaritrici). Assistevano ai parti quando le levatrici "ufficiali" non arrivavano. Preparavano rimedi per i bambini, per il bestiame, per i dolori degli anziani.

Ma erano anche vulnerabili. Il loro sapere sfuggiva al controllo maschile — della Chiesa, dei medici, dei mariti. Quando un parto andava male, quando un bambino moriva, quando una malattia non guariva, la spiegazione più semplice era il maleficio. E la donna che curava diventava la donna che aveva stregato.

Nei documenti dei processi per stregoneria nella Tuscia, tra il XIV e il XVII secolo, le accuse parlano di sabba, voli notturni, patti col diavolo. Fantasie dell'inquisitore, non pratiche reali. Ma dietro quelle accuse c'erano spesso donne che sapevano troppo — o che sapevano cose che altri non potevano controllare.

Il sapere delle guaritrici non fu mai scritto, se non nei verbali dei processi che lo condannavano. Passava oralmente, di madre in figlia, di nonna a nipote. Quando le donne bruciavano, bruciava anche la loro conoscenza. E oggi, di quel patrimonio immenso di osservazioni empiriche accumulate in millenni, restano solo frammenti — conservati nelle pratiche degli anziani, nelle "superstizioni" che la modernità deride, nei gesti che si ripetono senza più sapere perché.

🌙 Diana, Aradia e le "streghe"

Il Canon Episcopi, documento ecclesiastico del X secolo, menzionava voli notturni al seguito di Diana: donne che avrebbero cavalcato bestie coprendo grandi distanze nel cuore della notte. Il documento condannava queste pratiche come demoniache. Che fossero reali o immaginarie non importava — l'accusa esisteva, e poteva essere usata. Non importava che fosse un'accusa assurda — serviva a criminalizzare forme di devozione e di sapere che resistevano alla cristianizzazione.

Diana era perfetta come capro espiatorio: era pagana, era femminile, era associata alla notte, alla luna, ai boschi, agli animali selvatici. Tutto ciò che il cristianesimo medievale temeva e voleva controllare. Le donne che si riunivano per tramandare saperi — erbe, rimedi, pratiche di guarigione — furono accusate di riunirsi per adorare la dea.

Nel 1899, il folklorista americano Charles Leland pubblicò "Aradia, o il Vangelo delle Streghe", sostenendo di aver raccolto in Toscana tradizioni orali di una religione segreta sopravvissuta per secoli. Secondo Leland, questa religione venerava Diana come dea della luna e della libertà, e Aradia come sua figlia, inviata sulla terra per insegnare la stregoneria ai poveri e agli oppressi come strumento di resistenza contro i potenti.

Il testo di Leland è controverso. Molti studiosi dubitano che abbia davvero raccolto tradizioni autentiche — potrebbe aver inventato molto, o aver assemblato frammenti sparsi in un insieme coerente che non esisteva. Ma il libro testimonia comunque che, ancora a fine Ottocento, nelle campagne dell'Italia centrale circolavano storie che collegavano Diana, la luna, le erbe e un sapere femminile segreto. Che quelle storie fossero "vere" o meno, erano credute — e questo, per uno storico delle mentalità, conta.

🌙 Cosa resta

Oggi pochi contadini seguono ancora rigorosamente il calendario lunare, e quelli che lo fanno spesso consultano un'app sullo smartphone piuttosto che osservare il cielo. Le guaritrici sono scomparse, sostituite da medici e farmacisti. Diana è il nome di un centro residenziale, non più di una dea.

Eppure, qualcosa resiste. Nelle fiere di paese si vendono ancora lunari agricoli, e qualcuno li consulta davvero. Gli anziani sanno quando è il momento giusto per potare, imbottigliare, seminare — e se gli chiedi perché, alzano le spalle: "Si è sempre fatto così". Le erbe si raccolgono ancora, anche se più spesso in erboristeria che nei campi. E nella notte di San Giovanni, qualcuno prepara ancora l'acqua con i fiori, anche senza sapere che sta ripetendo un gesto antico quanto la civiltà stessa.

Recuperare queste pratiche non significa tornare indietro o rifiutare la scienza moderna. Significa riconoscere che per millenni uomini e donne hanno osservato la natura con attenzione, hanno tramandato ciò che funzionava, hanno costruito sistemi di conoscenza che meritano rispetto anche quando non li comprendiamo del tutto.

La luna continua a crescere e calare. La terra continua a produrre. E forse, in fondo, non importa se la scienza conferma o smentisce ogni singola pratica: importa che in quel gesto — guardare il cielo per capire la terra — c'era una forma di rispetto per i ritmi del mondo che oggi, tra luci artificiali e stagioni in serra, rischiamo di perdere del tutto.

Articolo basato su fonti storiche e tradizioni documentate. La figura di Diana Nemorensis è attestata archeologicamente nel santuario di Nemi. Le pratiche agricole lunari sono documentate in numerosi studi etnografici sull'Italia rurale. Il Canon Episcopi è un documento storico consultabile. Il testo di Leland "Aradia, or the Gospel of the Witches" (1899) è disponibile e tradotto in italiano, sebbene la sua autenticità come documento etnografico sia dibattuta dagli studiosi.