Piante, tradizioni e racconti legati al territorio
Una tavoletta lasciata sul tavolino, un uovo di Pasqua aperto, un vassoio di dolci durante le feste. Per noi sono cose normali in casa, per un cane dal naso goloso possono diventare un’occasione da cogliere appena nessuno lo guarda.
Il cioccolato è uno degli alimenti che non devono arrivare al cane, non solo per gli zuccheri o le cattive abitudini alimentari: contiene sostanze capaci di provocare un’intossicazione, con conseguenze sul cuore e sul sistema nervoso.
Questo non significa che una briciola causi un grave avvelenamento. Il rischio dipende dalla quantità ingerita, dalla composizione e dal peso dell’animale. Perciò, la sola impressione che ne abbia mangiato poco non basta a valutare il pericolo, soprattutto se non sappiamo quanto ne abbia effettivamente ingerito.
Le sostanze responsabili della sua tossicità sono principalmente la teobromina e la caffeina, naturalmente presenti nel cacao. Appartengono alla stessa famiglia di composti stimolanti per l'organismo: le metilxantine.
Rispetto all'uomo, il cane metabolizza ed elimina la teobromina molto lentamente, quindi dopo l’ingestione la sostanza rimane attiva più a lungo e può rimanere nell’organismo per un tempo sufficiente a causare disturbi.
Queste sostanze possono aumentare l’attività del sistema nervoso, accelerare il battito cardiaco e favorire la produzione di urina. L'elevata esposizione può causare aritmie, tremori e convulsioni.
Il fatto che un alimento possa essere consumato da noi non garantisce che sia adatto agli altri animali. Il cioccolato ne è un esempio particolarmente concreto.
La prima informazione importante è il peso del cane. La stessa quantità di cioccolato comporta un’esposizione maggiore per un animale di pochi chili rispetto a uno di grossa taglia.
La seconda è la quantità ingerita. Non sempre è facile ricostruirla: una confezione strappata o un dolce condiviso tra più persone possono lasciare molti dubbi su quanto abbia mangiato il cane.
La terza è il tipo di prodotto. Una tavoletta al latte, un fondente molto ricco di cacao e una confezione di cacao amaro non contengono la stessa concentrazione di sostanze tossiche.
Questi elementi vanno considerati insieme. Dire che il cane è grande, oppure che il pezzo sembrava piccolo, non basta a escludere il rischio. Anche la sensibilità individuale può modificare la risposta dell’animale.
Lo stretto legame tra gli elementi tossici e il cacao porta in generale a stabilire che i prodotti con maggiore concentrazione di cacao presentano un maggiore pericolo. Il cacao in polvere e il cioccolato da cucina non zuccherato possono presentare elevate quantità di teobromina e caffeina, anche con porzioni relativamente piccole.
Il cioccolato fondente è considerato più pericoloso, ma la sua composizione è molto variabile. Per questo è importante conservarne la confezione da mostrare al veterinario.
Il cioccolato al latte contiene in generale meno sostanze tossiche, ma non è innocuo. Una quantità consistente, soprattutto per un cane piccolo, può comunque provocare un’intossicazione.
Il cioccolato bianco contiene quantità trascurabili di teobromina e caffeina, pur restando un alimento non adatto: può comunque causare disturbi digestivi e ha un alto contenuto di grassi.
Anche biscotti, creme, torte e altri dolci richiedono una valutazione basata sulla composizione. Il peso del dolce intero non corrisponde necessariamente al peso del cioccolato contenuto.
Quella definita generalmente come dose tossica del cioccolato non indica i grammi di alimento che il cane ha mangiato. Per la valutazione del rischio va considerato il quantitativo di teobromina e caffeina che il cane ha ingerito per ogni chilogrammo del suo peso corporeo.
La distinzione diventa importante perché lo stesso peso di cioccolato al latte o fondente può contenere quantità molto diverse di queste sostanze, considerando anche che, a parità di prodotto e quantità mangiata, un cane piccolo riceve una dose maggiore per chilogrammo di peso rispetto a un cane grande.
Le dosi riportate nei riferimenti veterinari indicano a quali livelli possono comparire determinati disturbi e non indicano un confine netto sotto il quale ogni cane è al sicuro, perché la sensibilità individuale può variare.
Per questo è importante riferire al veterinario il peso del cane, il prodotto mangiato, la quantità presumibilmente ingerita e il tempo trascorso, oltre a mostrargli la confezione del cioccolato.
I primi segnali possono sembrare quelli di un comune disturbo digestivo: vomito e diarrea, accompagnati da sete, maggiore produzione di urina e irrequietezza.
Il cane può sembrare insolitamente agitato, respirare più rapidamente o avere il battito accelerato. Nel caso di un’intossicazione grave possono comparire tremori, difficoltà di coordinazione, alterazioni del ritmo cardiaco e convulsioni.
I sintomi possono non essere immediati, manifestandosi già dopo due ore oppure più tardi. Un cane che sembra stare bene subito dopo aver mangiato cioccolato non è quindi automaticamente fuori pericolo.
Aspettare che compaiano i sintomi può ritardare un intervento utile. La richiesta di consiglio veterinario deve partire dall’ingestione nota o sospetta, non soltanto dal peggioramento delle condizioni dell’animale.
La vera prima cosa non riguarda direttamente il cane, ma coinvolge il fattore umano: le persone presenti non devono farsi travolgere dal panico né, in particolare, creare situazioni di stress nel cane, che possono complicare la valutazione della situazione e influire sul suo stato fisico.
Ripreso il controllo di sé stessi, la prima azione è impedirgli di continuare a mangiarne, recuperando ciò che resta del prodotto e della confezione. Poi occorre contattare subito il veterinario o una struttura veterinaria di emergenza.
Per permettere una rapida valutazione è fondamentale comunicare:
Se non si conosce la quantità, è importante dirlo chiaramente: anche l’incertezza è un’informazione utile. È inoltre utile conservare la confezione o fotografarla, così da poter mostrare ingredienti e caratteristiche del prodotto.
Provocare il vomito può essere indicato in alcune circostanze, ma non provochiamolo senza indicazioni veterinarie e non somministriamo rimedi casalinghi improvvisati o suggeriti da un amico. Il veterinario deve valutare se l’intervento sia indicato in base al tempo trascorso e alle condizioni del cane.
Nel caso di ingestione recente e se le condizioni dell’animale lo consentono, il veterinario può intervenire per ridurre la quantità ancora presente nello stomaco, anche mediante l’induzione del vomito o la lavanda gastrica.
Dopo la comparsa di disturbi, il trattamento viene adattato alla loro gravità. Può comprendere fluidi per via endovenosa, controllo del ritmo cardiaco e farmaci per gestire tremori, convulsioni o aritmie.
Nei casi più importanti può essere necessario il ricovero. L’obiettivo è sostenere l’organismo e controllare gli effetti delle sostanze ingerite mentre vengono eliminate.
La prognosi dipende dalla quantità e dal tipo di prodotto, dalle condizioni del cane e dalla tempestività delle cure. I casi lievi trattati prontamente hanno generalmente un esito favorevole, mentre convulsioni e collasso indicano una situazione più grave.
I prodotti al cioccolato contengono quantità elevate di grassi che, oltre a causare disturbi gastrointestinali, possono favorire una pancreatite nei cani predisposti, cioè un’infiammazione del pancreas che può richiedere cure veterinarie.
Il pancreas è parte integrante della digestione e regola la glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio nel sangue. La sua infiammazione non è un semplice mal di pancia: può provocare vomito, dolore addominale, perdita di appetito e abbattimento. Questi segnali possono sovrapporsi ad altri disturbi, non permettendo al proprietario di distinguere da solo le diverse cause.
Una bassa esposizione alla teobromina e alla caffeina non esclude automaticamente altre conseguenze. Il cioccolato bianco, per esempio, contiene quantità trascurabili di queste sostanze, ma resta un prodotto ricco di grassi. Un basso rischio di intossicazione non equivale all’assenza di rischi per la salute.
Il cioccolato può essere l'ingrediente di un altro alimento, non necessariamente un dolce, quindi diventa importante la composizione dell’intero alimento: ripieni e altri ingredienti devono essere riferiti al veterinario, senza limitarsi alla percentuale di cacao. La valutazione dell’intossicazione e quella delle possibili conseguenze digestive sono collegate, ma non coincidono.
Un calcolatore di tossicità può fornire una stima partendo dal peso del cane, dal tipo di cioccolato e dalla quantità ingerita. Mette in relazione queste informazioni per indicare il possibile livello di rischio, ma non valuta le condizioni dell’animale e non formula una diagnosi.
Il risultato è tanto affidabile quanto le informazioni inserite. Se manca una parte della tavoletta, ma non sappiamo se il cane l’abbia mangiata tutta, la quantità resta incerta. Anche scegliere una categoria generica di cioccolato introduce un’approssimazione, perché prodotti diversi possono contenere quantità differenti di teobromina e caffeina.
Per torte, biscotti e dolci ripieni la stima è ancora meno affidabile: inserire il peso dell’intero dolce come se fosse cioccolato puro può dare un risultato fuorviante. Inoltre, una stima relativa alle sostanze del cacao non esclude problemi dovuti ai grassi, ad altri ingredienti o all’eventuale ingestione della confezione.
Il calcolatore può quindi aiutare a orientarsi, purché il risultato venga letto come una stima e non come un’autorizzazione ad aspettare. Non sostituisce il veterinario e non deve ritardare la richiesta di assistenza, neppure quando indica un rischio basso ma i dati inseriti sono incerti.
Calcolatore della tossicità del cioccolato — Vets Now
La nostra personale valutazione è che sia uno strumento da usare prima dell’emergenza, per comprendere i potenziali rischi legati all’alimento.
I prodotti pericolosi, che siano dolci o altro, vanno riposti dove il cane non possa raggiungerli. Un alimento odoroso su un tavolino basso è un invito palese ad accomodarsi, ma anche borse, pacchetti regalo e cestini dei rifiuti possono diventare invitanti. Non basta che il cioccolato sia confezionato: l’involucro non impedisce al cane di sentirne l’odore e tentare di mangiarlo.
Anche i nostri momenti di distrazione sono un elemento della prevenzione. La borsa appoggiata a terra al rientro dalla spesa, un vassoio posato dopo una visita o una confezione aperta durante una festa possono creare un’occasione. Riporre subito gli avanzi e usare cestini che il cane non riesca ad aprire riduce queste possibilità.
La distrazione è parte della quotidianità: una borsa appoggiata al parco sulla panchina, durante un momento di relax, può attirare l'attenzione di un cane di passaggio. Il fatto che il nostro cane non infili il naso nelle borse non è generalizzabile a tutti i cani.
Durante le feste conviene ricordare agli ospiti che al cane non si offre cibo, nemmeno per premiarlo e soprattutto non perché guarda tutti con aria affamata e supplichevole. La stessa regola va spiegata ai bambini: condividere una merenda può sembrare un gesto affettuoso, ma il cane non può sapere quali alimenti gli facciano male.
Se vogliamo coinvolgerlo o premiarlo, possiamo usare un alimento adatto a lui, senza improvvisare assaggi dal vassoio. La regola deve essere condivisa dalle persone presenti, perché basta una sola eccezione a rendere inutile l’attenzione degli altri.
Se qualcuno, dopo essere stato avvisato, decide comunque di allungargli un cioccolatino, nel mio caso sarà messo alla porta per sempre. Il cane può continuare a fare gli occhi dolci: l’ospite dovrebbe saper ragionare.