🌿 Dal giardino alla Tuscia

Piante, tradizioni e racconti legati al territorio

🔥 Legna da Camino

Bagnata, Secca, Velenosa — Quello che Dice la Scienza

Un inverno con il camino acceso pone domande concrete: la legna bagnata fa davvero male? Alcune specie sono velenose? Cosa succede con la legna delle potature trattate? Risposte verificate, senza allarmismi
Giadinaggio
Data inserimento: 18/02/2026

🔥 Lo Sfrigolio: il Primo Segnale

Copia si rilassa davanti al camino rustico accesso

Chi ha mai acceso un camino con legna mal stagionata conosce quel suono: un sibilo umido, quasi un gorgoglio che viene dai bordi del ceppo. Non è un dettaglio folkloristico — è un segnale fisico preciso. L'acqua contenuta nel legno bolle ed evapora prima che il legno possa bruciare correttamente, e quel sibilo è esattamente quel processo in corso.

La legna secca invece prende in fretta, fiamma alta e stabile, senza rumori d'acqua. Chi vuole un test più oggettivo può battere due ceppi insieme: la legna secca produce un suono secco e risonante, quella umida un colpo sordo.

🔥 Il Problema dell'Umidità: non è un'Opinione, è Chimica

La legna non stagionata o fresca può contenere una percentuale d'acqua fino al 50-60%, impedendo una corretta combustione e trasformando l'energia termica in vapore acqueo invece che in calore utile. Il risultato pratico è triplice: meno calore, più fumo, e un accumulo progressivo di creosoto nelle pareti della canna fumaria.

Il creosoto è un miscuglio di sostanze fenoliche derivate dal catrame di legno che si forma quando i gas della combustione incompleta si raffreddano nelle pareti della canna fumaria e vi si condensano. Se la temperatura della canna fumaria supera i 200°C per effetto degli accumuli, possono verificarsi esplosioni o incendi. Non è un rischio teorico: è la causa documentata di numerosi incendi domestici ogni anno.

A questo si aggiunge un rischio meno visibile ma altrettanto reale: l'avvelenamento da monossido di carbonio. Prodotto dalla combustione incompleta, questo gas inodore impedisce il trasporto di ossigeno nel sangue. I sintomi — mal di testa, vertigini, nausea, confusione — possono comparire lentamente e senza che chi li avverte li colleghi al camino. Un rischio concreto in ambienti chiusi con tiraggio insufficiente o canna fumaria ostruita dal creosoto.

La legna secca, con umidità inferiore al 20%, brucia in modo completamente diverso: combustione più completa, temperatura dei fumi più alta, meno condensazione, meno depositi. È indispensabile stagionarla per almeno 18-24 mesi, conservarla in luoghi asciutti e ventilati, e verificare il contenuto di umidità con un igrometro. Questi strumenti costano 10-15 euro e sono il modo più affidabile per non affidarsi alle sole impressioni visive.

🔥 Quanto Tempo Serve per Stagionare?

Le variabili sono la specie e il diametro, ma soprattutto le condizioni di stoccaggio. La catasta va coperta in alto per la pioggia, aperta lateralmente per la circolazione dell'aria, sollevata dal suolo. Una catasta mal fatta può richiedere tre anni dove una corretta ne richiede uno.

Come riferimento orientativo: nocciolo, pioppo e salice sono pronti in circa un anno. Quercia, cerro e carpino richiedono almeno due anni. Olivo e legni da frutto in media un anno e mezzo, ma bruciano eccellentemente.

Nella Tuscia il nocciolo merita una menzione particolare: i ceppi ben stagionati prendono fuoco rapidamente anche a dimensioni grandi, e per questo sono ideali come legna di avviamento e per mantenere la temperatura della combustione. Una qualità pratica che si sposa bene con la tradizione locale di utilizzare le potature dei noccioleti dell'Agro Sutrino, dove questa specie caratterizza il paesaggio agricolo da secoli.

Le conifere — pino, abete, cipresso — sono sconsigliate per uso abituale nel camino domestico non perché velenose, ma perché la loro elevata quantità di resina si trasforma in creosoto durante la combustione, depositandosi abbondantemente nella canna fumaria e generando scintille pericolose.

🔥 Specie Velenose: Mito o Realtà Documentata?

Qui il discorso si fa più preciso, e vale la pena separare quello che è documentato da quello che è allarmismo.

Oleandro (Nerium oleander): il rischio è reale e scientificamente confermato. Non sono rari i casi di intossicazione, anche lieve, da inalazione del fumo prodotto dalla combustione di rami e tronchi. Un caso recente e documentato ha riguardato un allevamento in provincia di Padova: la morte di 76 bovini è stata ricondotta all'inalazione dei fumi sprigionati dalla combustione di potature di oleandro bruciate in un campo confinante, con condizioni meteorologiche che hanno favorito il ristagno della nube tossica. Il caso è stato pubblicato su Frontiers in Veterinary Science, rappresentando la prima evidenza scientifica di tossicità da inalazione dell'oleandro nei grandi ruminanti. Le concentrazioni necessarie a causare danni gravi nell'uomo adulto in un camino aperto e ventilato sono diverse rispetto a un animale in stalla, ma il principio attivo — l'oleandrina, un glicoside cardioattivo — non scompare con la combustione. Da evitare senza eccezioni.

Tasso (Taxus baccata): è noto come uno degli alberi più velenosi d'Europa. Contiene tassina, un alcaloide con potente azione cardiotossica, in concentrazioni variabili tra lo 0,5 e il 2% nei rami e nelle foglie. Come legna da camino è una scelta che non si pone quasi mai in pratica — il tasso è raro, cresce lentamente, nessuno lo abbatte per il focolare — ma se capita tra le mani va escluso senza esitazioni.

Robinia (Robinia pseudoacacia, comunemente chiamata acacia): la confusione è comune. La pianta è tossica in foglie, corteccia e semi, ma il legno secco brucia benissimo, è tra i più densi e a lunga durata. Nessun problema documentato per la combustione del legno stagionato.

Maggiociondolo (Laburnum anagyroides): spesso indicato come pericoloso in manuali e forum. In realtà il problema riguarda i frutti, che contengono citisina. Il legno viene bruciato regolarmente nelle aree alpine senza problemi documentati.

🔥 Legna Trattata: il Vero Pericolo Sottovalutato

Su questo non esistono zone grigie. Bruciare legno verniciato, impregnato, compensato, truciolare o pallet industriali rilascia nell'ambiente domestico sostanze altamente tossiche: diossine, furani, formaldeide, metalli pesanti. Non si tratta di rischi teorici o a lungo termine: i fumi possono causare irritazioni acute delle vie respiratorie, e l'esposizione ripetuta aumenta il rischio di patologie serie. In Italia bruciare legno trattato in impianti domestici è vietato dal D.Lgs. 152/2006, ma la norma è difficilmente verificabile nella pratica quotidiana.

🔥 I Trattamenti Agricoli: una Questione Locale

Una questione specifica e spesso trascurata riguarda la legna proveniente da potature di piante coltivate con chimica convenzionale — vigneti, oliveti, frutteti, noccioleti. Studi documentano l'accumulo di residui di prodotti fitosanitari nel legno delle potature. Il rame, presente nei trattamenti fungicidi con poltiglia bordolese largamente usati, non scompare con la combustione: si concentra nella cenere.

Questo significa che la cenere di legna da potature trattate non dovrebbe essere usata sistematicamente nell'orto, contrariamente alla pratica comune. Come legna per il camino il rischio diretto è contenuto in un ambiente ben ventilato, ma è un elemento da considerare.

🔥 Un Consiglio Pratico per chi Acquista

Chi compra legna da fornitori locali ha pochi strumenti per valutarne la qualità a occhio. Il colore, il peso e persino l'aspetto possono ingannare. Un igrometro per legna, reperibile online o nei negozi di ferramenta per 10-15 euro, è l'unico strumento affidabile: basta inserire le sonde nel ceppo e leggere la percentuale di umidità. Sotto il 20% è legna pronta. Sopra il 30% è legna che scalderà poco, fumigherà molto e depositerà creosoto nella canna fumaria.

Alcune domande utili al momento dell'acquisto: da quanto è stata tagliata? Come è stata conservata — coperta o all'aperto? In mancanza di risposte chiare, una soluzione pratica è usarla in mix con legna sicuramente secca. Il principio è semplice: la legna asciutta brucia ad alta temperatura e mantiene la fiamma abbastanza calda da ridurre la condensazione nella canna fumaria, compensando parzialmente l'umidità dell'altra. La proporzione consigliata è circa un terzo di legna umida su due terzi di legna secca — mai l'inverso. Una buona legna locale a rapida accensione come il nocciolo ben stagionato può compensare la presenza di qualche ceppo di quercia ancora umido, mantenendo la temperatura di combustione sufficientemente alta. L'errore comune è fare il contrario: partire con legna umida sperando che si asciughi nel fuoco, quando invece abbassa subito la temperatura e innesca il ciclo del creosoto.

Un segnale pratico che il mix funziona: il fumo in uscita dal comignolo deve essere quasi invisibile o leggermente bianco. Fumo grigio scuro o nero indica combustione insufficiente, indipendentemente dalla legna che si sta usando.

Chi volesse organizzarsi per la stagione successiva può sfruttare una caratteristica climatica della Tuscia: acquistare legna già tagliata in ceppi da camino ad aprile e lasciarla in legnaia durante l'estate. Le temperature che superano regolarmente i 40 gradi tra luglio e settembre accelerano l'essiccazione in modo significativo, rendendo la legna pronta per dicembre in condizioni difficilmente replicabili in climi più freschi.

🔥 In Sintesi

La legna da camino sicura ed efficiente è: specie locale comune (quercia, cerro, carpino, nocciolo, faggio, olivo), stagionata correttamente per 18-24 mesi in condizioni adeguate, con umidità sotto il 20%, non trattata chimicamente. Le specie velenose da evitare sono oleandro e tasso — per ragioni documentate, non folkloristiche. Il legno trattato industrialmente è il problema più diffuso e più sottovalutato. I trattamenti agricoli residui nella legna da potatura meritano attenzione soprattutto in relazione all'uso della cenere.

Un camino ben funzionante, con tiraggio adeguato e manutenzione regolare della canna fumaria — almeno una pulizia annuale — riduce i rischi a livelli accettabili. Trascurare la manutenzione, bruciare legna umida o legno trattato in un ambiente chiuso con tiraggio insufficiente, è invece un rischio concreto e documentato.